Alle pendici dell’Himalaya
Situato nell’Asia meridionale, incastonato ai piedi della catena dell’Himalaya, fra l’India e la regione autonoma cinese del Tibet, il Nepal è lo stato dove è concentrato il maggior numero delle vette che superano gli 8.000 metri, compresa la vetta più alta del pianeta ovvero l’Everest, con i suoi 8.848 metri. Pur non essendo particolarmente esteso come superficie, il Nepal è uno dei paesi più variegati al mondo sia per il clima che per la natura ma, soprattutto, è un vero e proprio crogiolo di etnie ed è rinomato per la grande spiritualità e per la tolleranza religiosa che si respira in ogni luogo.
Necessario il visto d’ingresso.
I cittadini italiani possono ottenere il visto turistico per il Nepal direttamente all’arrivo nel paese, sia nelle frontiere terrestri che in quelle aeroportuali. Per ottenerlo servono necessariamente due fotografie formato tessera, il modulo compilato e l’arrival card: tutti questi documenti si possono ottenere al banco arrivi dell’aeroporto o una volta entrati nel paese ai varchi di frontiera.
Può essere richiesto anche con procedura online sul sito nepalimmigration.gov.np. Il visto può avere durata 15 giorni (attualmente al costo di 30 USD), 30 giorni (50 USD) oppure 90 giorni (125 USD). Si raccomanda di fare attenzione all’effettiva durata del visto poiché, in caso di scadenza mentre si è ancora in Nepal, bisogna pagare una multa fissa di alcune centinaia di euro a cui va aggiunta una multa di 8 USD al giorno per ogni giorno non coperto da regolare visto.
È possibile prorogare la durata del visto (dalla data di entrata nel paese) per un minimo di 15 giorni presentando apposita istanza presso i locali Dipartimenti dell’Immigrazione e Emigrazione
E’ in vigore, inoltre, un sistema di registrazione dei turisti stranieri denominato “Trekkers’ Information Management System” (TIMS): chi vuole andare in Nepal per effettuare trekking, inclusi coloro che non fanno parte di un gruppo organizzato, devono essere in possesso di una carta TIMS, emessa dalle Agenzie “Trekking Agency Association of Nepal” TAAN o dal “Nepal Tourism Board” NTB. In caso di emergenza, questo sistema aiuterà le Autorità locali ad individuare i turisti. Per i trekkers che non fanno parte di un viaggio organizzato, le carte TIMS possono essere richieste in Nepal presso Agenzie di trekking autorizzate, presso gli Uffici TAAN di Kathmandu e Pokhara o presso l’Ufficio NTB a Kathmandu. Per maggiori informazioni è possibile contattare:
CONSOLATO ONORARIO DEL NEPAL IN ITALIA
Largo C. Grigioni 7/8
00152 Roma
Tel: 06/53293402
Mail: consolato.nepal.rm@gmail.com
Vaccinazioni obbligatorie: nessuna.
Nel Paese sono presenti alcune malattie endemiche, contro le quali si consigliano, previo parere medico, le relative vaccinazioni. Queste sono: epatite “A” e “B” (il rischio più elevato di contrarre queste malattie è nella piana del Terai); infezioni tifoidee da acqua o cibo contaminati; rabbia (diffusa a causa dell’alto numero di animali randagi che circolano anche nei centri urbani); meningite meningococcica (in questo caso il rischio di contagio è basso per gli stranieri, tuttavia il decorso può essere rapido e spesso fatale. Si consiglia il vaccino a chi effettua trekking per un periodo superiore ad una settimana);·encefalite giapponese, (basso rischio di contagio ma si consiglia il vaccino, a chi si trattenga a lungo nel Terai); ciclo spora (morbo intestinale, presente soprattutto nel periodo caldo da aprile a luglio).
Si consiglia inoltre, previo parere medico, la profilassi antimalarica a coloro che intendano recarsi nel Terai, dove il rischio di contrarre la malaria è elevato, specie durante i mesi caldi. A tale riguardo si suggerisce di adottare, durante la permanenza nel Paese, le misure preventive contro le punture di zanzara.
Negli ultimi anni, casi di dengue sono stati registrati in alcune regioni nepalesi, in particolare quelle meridionali di pianura, mentre risulta più rara nelle fasce collinari e pressoché assente nelle zone montuose. Nella stagione delle piogge (giugno-ottobre) il fenomeno può presentarsi in forme anche particolarmente acute, incluso nell’area di Kathmandu, per cui si raccomanda di prendere adeguate protezioni (utilizzo di repellente anti zanzare, evitare l’utilizzo di shorts o maniche corte, mantenersi a distanza da stagni, paludi e acque stagnanti in genere, ecc.).
A partire dal 26 maggio 2023, i viaggiatori che entrino in Nepal dall’estero, per via aerea o terrestre, non sono più tenuti a presentare un certificato di vaccinazione completa contro il COVID-19 o il risultato negativo del test PCR. Si consiglia, tuttavia, di portarne una copia con sé, anche digitale, in caso venisse richiesto.
Consigliamo di portare con sé una piccola farmacia da viaggio e di stipulare un’assicurazione sanitaria che preveda, oltre alla copertura delle spese mediche, anche l’eventuale rimpatrio aereo sanitario o il trasferimento in altro paese. Vedi le condizioni della nostra polizza a questo link.
Rupia nepalese (NPR). Attualmente 1 euro corrisponde a circa 140 rupie. La rupia nepalese è composta da 100 paisa. Nel paese esistono monete da 5, 10,25 e 50 paisa e monete da 1, 2, 5 e 10 rupie. Le banconote, invece, sono da 1, 2, 10, 20, 50, 100, 500 e 1.000 rupie. All’arrivo in aeroporto si possono cambiare indistintamente sia gli Euro che i Dollari USA ma consigliamo di cambiare solo piccole cifre in quanto il tasso di cambio applicato non è conveniente rispetto a quello proposto dalle banche o dagli uffici di cambio autorizzati.
All’ingresso nel paese c’è l’obbligo di dichiarare il possesso della valuta oltre i 5.000 dollari USA; la mancata dichiarazione è considerato un reato. Al momento del cambio è necessario conservare sempre la ricevuta, utile per poter ricambiare i soldi non spesi alla fine del viaggio in valuta convertibile. La rupia nepalese, infatti, non è esportabile e, normalmente, è possibile ricambiare in valuta estera solo una cifra tra il 10 e il 20% dell’ammontare cambiato all’arrivo, sempre dietro presentazione della ricevuta di cambio. Da notare che le autorità nepalesi si sono dimostrate particolarmente rigide nell’applicazione delle norme verso i turisti stranieri e che, sovente, vengono applicate le multe previste dalle leggi locali in caso di violazioni. Sono accettate le principali carte di credito il cui utilizzo, però, è destinato prevalentemente alle strutture turistiche e nelle città, poichè nelle zone rurali e remote praticamente non esistono sportelli Bancomat e strutture che accettano pagamenti elettronici).
+3.45 ore (+1 ora quando in Italia vige l’ora solare) rispetto all’Italia. In Nepal la guida è a sinistra, si sorpassa a destra e, per guidare un auto, è necessaria la patente internazionale.. In Nepal è usato il sistema metrico decimale e l’energia elettrica è a 230V e 50 HZ come in Italia; le prese di corrente sono di tipo C, D e M ed è necessario viaggiare muniti di adattatore.
Il clima del Nepal è suddiviso in zone climatiche a seconda dell’altitudine, con un clima sub-tropicale nelle zone più pianeggianti, un clima temperato nelle zone ad altitudini comprese tra i 1000 ed i 2500 metri e un clima rigido e glaciale oltre tali quote. C’è anche una stagione monsonica che influenza notevolmente il clima durante i mesi tra maggio e metà ottobre, le precipitazioni cadono più abbondanti nel versante orientale del Nepal e si concentrano in tutto il paese soprattutto nei mesi di luglio ed agosto. La città più piovosa è Pokhara data la sua posizione geografica a ridosso della catena montuosa.
Le temperature nelle zone pianeggianti sono miti durante l’inverno e molto calde con alti tassi di umidità durante l’estate. Salendo di altitudine le temperature diminuiscono, ma rimangono del tutto accettabili nelle zone intermedie intorno ai 1500 metri, come nella capitale Kathmandu, la quale presenta inverni non eccessivamente rigidi ed estati un po’ meno calde rispetto alle pianure. Oltre i 2500 metri e sulle cime estreme le temperature scendono di molti gradi sotto lo zero soprattutto la notte e durante l’inverno. Per visitare Kathmandu, e soprattutto per fare trekking in montagna, si possono preferire le stagioni intermedie, in particolare marzo-aprile, e da metà ottobre a metà novembre, periodi in cui è possibile evitare sia il freddo invernale che il fango dovuto alle piogge estive. Il secondo periodo indicato, quello autunnale, è il migliore in assoluto, perché è il meno piovoso e presenta un’aria particolarmente limpida, che consente di osservare le montagne innevate a grandi distanze. Il periodo migliore per visitare il Nepal nella sua interezza va da novembre a febbraio, per evitare i monsoni estivi, ma anche il caldo della pianura che si fa sentire da marzo ad ottobre.
Situato geograficamente nell’Asia meridionale, il Nepal è uno stato privo di sbocchi sul mare e confina solo con la regione cinese del Tibet a nord e con l’India a sud, est e ovest. Il territorio dello stato è prevalentemente montuoso e raggiunge il culmine con il monte Everest, il quale, con i suoi 8.848 metri di altezza, è la cima più alta del pianeta. All’interno del paese sono presenti interamente tre dei quattordici “ottomila” della Terra (Dhaulagiri I, Annapurna I e Manaslu), quattro sono condivisi con la Cina (Everest, Lhotse, Makalu e Cho Oyu) e uno (Kangchenjunga) con l’India mentre numerose sono le vette che superano i 7.000 metri. La regione è estremamente ricca di fiumi, il più lungo dei quali è il Koshi con il suoi 720 chilometri condivisi con l’India, e torrenti, provenienti dallo scioglimento della neve e dei ghiacci delle montagne, i quali sono tutti affluenti del fiume Gange. Il paese è caratterizzato da un clima subtropicale, influenzato dalla presenza dei monsoni, e presenta principalmente due stagioni: la stagione delle piogge, da giugno a settembre, e la stagione secca, tutto il resto dell’anno. Il monsone estivo, infatti, spira dall’Oceano Indiano, è carico di umidità e porta la pioggia mentre il monsone invernale spira dall’altopiano del Tibet verso l’oceano e da origine ad un clima secco e ad un cielo particolarmente limpido.
Non si può definire la popolazione nepalese come una singola etnia bensì come un insieme di popolazioni diverse che formano, a loro volta, il popolo nepalese. Si contano, infatti, oltre 60 etnie ufficiali diverse e circa un centinaio di lingue e dialetti. Tra i principali gruppi etnici ci sono i Chhetri (16%), i Bahun (13%), i Magar (7%) i Tharu (7%). La religione più diffusa è l’induismo (80% della popolazione) seguita dal buddismo, praticato dal 9% della popolazione.
Un viaggio in Nepal non sarà completo se non verranno assaggiate le pietanze locali. La cucina in Nepal, infatti, svolge un ruolo importante, sia per le tradizioni locali di ospitalità, ma anche per “necessità”, ovvero per via del clima. La popolazione nepalese, infatti, è molto ospitale ed è particolarmente orgogliosa nell’offrire i propri piatti agli ospiti, soprattutto stranieri. Bisogna anche tenere conto, poi, del territorio nepalese che, a causa dell’altitudine e del clima freddo, comporta anche la necessità di avere una alimentazione più calorica. La cucina Nepalese è fortemente influenzata dalla cucina indiana e dalla tradizione della etnia newari, a cui si aggiungono i prodotti tibetane e, in alcuni casi, cinese. Pur se influenzata da diverse cucine, quella nepalese non offre una grandissima varietà di piatti. Mentre a Kathmandu e a Pokhara si possono assaggiare tantissimi piatti, più ci si dirige nell’entroterra o lungo i villaggi di montagna e più la scelta sarà ridotta. Principalmente i piatti principali provengono da due etnie presenti all’interno del paese: una è l’etnia newari, che ha una cucina piuttosto variegata e raffinata a base di diverse verdure coltivate nelle Valle di Kathmandu e prevede anche l’uso di carne. L’altra etnia locale da cui derivano alcuni piatti è quella thakali, un’etnia che vive principalmente nella valle di Thak-Khola, è ha una cucina che unisce le tradizioni himalayane a quelle delle pianure utilizzando materie prime come lo yak, la pecora e diversi tipi di cereali. Il piatto tipico per eccellenza è considerato il Daal Bhaat tarkari, una zuppa di lenticchie con riso e verdure al curry e, tra i piatti più comuni e conosciuti e da assaggiare, ci sono i momo, ravioli di pasta di riso ripieni di carne di bufala e il thukpa, una zuppa a base di noodles e brodo di yak, verdure e peperoncino, tipica per riprendere energie dopo un trekking o per scaldarsi durante i freddi inverni.
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